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LA TERAPIA RIABILITATIVA
L’anziano è una realtà molto fragile e la paura che molti pazienti avvertono dopo la diagnosi della malattia li porta a entrare in uno stato di depressione e sfiducia verso se stessi. Vanno tenuti quindi in considerazione durante la pianificazione del trattamento gli elementari bisogni di autonomia nella vita quotidiana, nell’igiene personale e alimentazione. Molti pazienti hanno il timore di non venire più accettati dalla famiglia o dalla società a causa della loro diversità e per il cambiamento caratteriale sopraggiunto a seguito dell’insorgenza del Parkinson. È indispensabile permettere alla persona di mantenere la sua indipendenza per più tempo possibile ed esaminare anche l’ambiente in cui andrà a vivere dopo la dimissione ospedaliera che deve essere adattato e reso sicuro al fine di evitare situazioni di pericolo che potrebbero sfociare in cadute o traumi ed aggravare il quadro patologico dell’anziano. La terapia riabilitativa è variabile a seconda dell’età e dello stadio della malattia, per cui è necessario considerare il paziente nella sua globalità tenendo presente anche la possibilità che sia affetto da qualche patologia concomitante o precedente. I tempi di lavoro sono variabili da paziente a paziente e vanno tenute comunque in considerazione eventuali difficoltà che il paziente può avere ad assumere una qualunque posizione sia per problemi di tipo respiratorio che per retrazioni muscolari o limitazioni articolari.
È importante che il soggetto affetto da malattia di Parkinson segua un programma di esercizi sia sotto la supervisione di un fisioterapista che autonomamente a domicilio.
Con il terapista verranno effettuati inizialmente esercizi mirati al mantenimento della mobilità con stretching, mobilizzazioni passive, pompage e successivamente si passerà ad una fase di trattamento avanzato che prediligerà il miglioramento della deambulazione e dell’equilibrio, dei movimenti fini e della manualità. Particolare attenzione dovrà essere data agli esercizi di respirazione al fine di facilitare l’attivazione della parte media ed alta della gabbia toracica; si potranno associare esercizi per il mantenimento dell’articolarità e dell’elasticità muscolare, sia passivi che attivi assistiti, svolti lentamente e con ampiezza di movimento crescente. Trattando il paziente a lettino è importante intervenire sullo svincolo dei cingoli e sulla mobilizzazione della colonna soprattutto a livello cervicale poiché è dalla zona nucale che partono i riflessi di raddrizzamento che permettono di mantenere postura ed equilibrio in stazione eretta. Molto utile è l’esecuzione degli esercizi di fronte ad uno specchio per far avere al paziente anche l’immagine visiva della posizione corretta sia in postura che durante il movimento. Potendo mettere il paziente a tappeto si potranno effettuare esercizi di rotolamento per stimolare lo schema corporeo in apertura e contrastare l’ipertono in flessione. In stazione eretta si andrà a lavorare sugli schemi crociati e il cammino, utilizzando la tecnica della deambulazione con i due bastoni, facendo percorrere delle traiettorie anche con piccoli ostacoli da superare che inducano il paziente a sollevare i piedi da terra per superarli. Si dovranno insegnare al paziente le tecniche più economiche e sicure per alzarsi e mettersi a sedere senza rischi di cadute ed allenare le reazioni di paracadute per permettergli di riacquistare l’equilibrio o di proteggersi in caso di sbilanciamento. A livello ambientale deve essere sempre prioritaria la ricerca della sicurezza, per cui si dovrà attrezzare la stanza da bagno con maniglioni e tappeti antiscivolo, posizionando magari anche una sedia in doccia per evitare cadute. Andranno eliminati i tappeti dai pavimenti poiché possono far inciampare il paziente con problemi a sollevare i piedi e lungo i corridoi potranno essere messe delle ringhiere per permettere l’appoggio durante gli spostamenti. Importantissima è l’illuminazione poiché i pazienti anziani necessitano spesso del bagno anche di notte e possono incorrere in cadute sia per la sonnolenza provocata dall’assunzione di farmaci che per la scarsa illuminazione, sì quindi all’uso di lampade notturne.
ALCUNE IDEE PER FARE ESERCIZIO…
ESERCIZI DI RISCALDAMENTO
Questi esercizi permettono al paziente di percepire il proprio corpo, affinché sia poi in grado di compiere determinati movimenti.
N° 1: Da supino, ginocchia flesse e piedi in appoggio, mani posate sull’addome e sul torace, effettuare la respirazione diaframmatici cercando di muovere solamente la pancia e non il torace
N° 2: nella stessa posizione unire il movimento di antiversione e di retroversione del bacino (spostamento in avanti e indietro) durante l’inspirazione e l’espirazione.
ESERCIZI DI SVINCOLO DEI CINGOLI
N° 1: dalla posizione precedente con braccia lungo i fianchi portare le ginocchia verso destra e verso sinistra rimanendo con le spalle ferme.
N° 2: sollevare le braccia verso il soffitto unendo i palmi delle mani, portare quindi le braccia verso destra e le ginocchia verso sinistra; tornare al centro e invertire il movimento.
N° 3: allargare le braccia a 90°; piegare il ginocchio destro e andare a toccarlo con la mano sinistra, tornare alla posizione di partenza e ripetere con il ginocchio sinistro e la mano destra.
ESERCIZI DI ALLUNGAMENTO E MOBILIZZAZIONE

N° 1: da supino portare alternativamente un ginocchio al petto aiutandosi con le mani.
N° 2: dalla posizione supina a ginocchia flesse divaricare le ginocchia mantenendo le piante dei piedi a contatto e la schiena ben appoggiata a terra (allungamento della muscolatura interna della gamba)
N° 3: sempre da supini fare l’esercizio del “ponte”: braccia lungo i fianchi e ginocchia flesse con i piedi appoggiati a terra, mentre si inspira sollevare da terra il bacino, mentre si espira riportarlo a terra.
N° 4: Da seduti, impugnando un bastone (lunghezza cm. 100 ca.), portare lo stesso in alto riempiendo i polmoni (inspirando); successivamente riportarlo sulle cosce espellendo l’aria (espirando).
N° 5: Posizione seduta, allungare la gamba di destra poggiando il tallone a terra, tirare in alto la punta del piede (flessione dorsale).
N° 6: Dalla posizione quadrupedica muovere la colonna seguendo il ritmo del respiro: in inspirazione cercare di portare la testa verso l’alto inarcando la schiena, in espirazione postare invece la testa verso la pancia e arcuare la schiena
ESERCIZI DI COORDINAZIONE
N°1: marciare sul posto cercando di coordinare il movimento pendolare delle braccia
N° 2: camminare mantenendo una buona pendolarità degli arti superiori
N° 3: camminare tenendo in mano un oggetto che dovrà passare dalla mano destra alla sinistra, mantenendo il ritmo del cammino
N° 4: camminare portando le braccia non avanti e indietro ma verso l’esterno o l’avanti a ritmo con il cammino.
ESERCIZI DI EQUILIBRIO
Gli esercizi di equilibrio devono essere eseguiti in ordine di difficoltà:
- cammino con un piede davanti all’altro;
- cammino laterale;
- cammino laterale con passo incrociato;
- cammino lungo un percorso su cui verranno poste superfici di differente consistenza (materassini in gommapiuma, tavolette contenenti sabbia, tavolette di legno, ecc..
Quello che alla fine risulta essere importante, è l’apprendimento di continui aggiustamenti posturali, che il paziente deve mettere in atto per mantenere l’equilibrio.
ESERCIZI PER LA TIBIO-TARSICA (LA CAVIGLIA)
Il bilanciamento del corpo inizia dai piedi. Sono i piedi e le caviglie che ci permettono gli spostamenti e i continui adattamenti del corpo nello spazio. Il peso del corpo si trasmette al piede attraverso la caviglia e se il peso del corpo deve essere bilanciato, la caviglia deve muoversi liberamente e adattarsi in modo efficiente.
N° 1: Partendo dalla posizione a gamba estesa, far compiere 10/20 giri alla punta del piede, prima in un senso e poi nell’altro.
N° 2: da seduti con i piedi appoggiati a terra portare alternativamente un piede in punta e l’altro sul tallone. |